Una pausa dall’ansia è il miglior rimedio per ricominciare.

Chi ha provato sa quanto può metterci a disagio sentirsi inadeguati di fronte all’invecchiamento e alla perdita di autonomia di una persona cara. Già! non è bello vedersi invecchiare. Ma veder invecchiare il babbo, la mamma o un parente affezionato, è particolarmente triste. Non tanto per l’invecchiamento in sé, che è una fase inderogabile della vita e si deve mettere in conto, quanto sentirsi non sufficientemente attivi per sollevare dal disagio le persone che ci hanno curato con affetto e abnegazione quando, noi piccoli, avevamo bisogno di loro.

Come possiamo restituire anni di cura? Dai primi pannolini agli affanni che la nostra adolescenza ha procurato, dagli aiuti spesso economici ma sempre di sostegno morale, che ci sono stati offerti senza nulla chiedere in cambio. È la nostra storia. È una storia che ci accomuna.

Per i nostri affetti che invecchiano vorremmo fare di più, ma abbiamo un lavoro, una famiglia, dei figli a cui portare lo stesso aiuto che è stato dato a noi; e il tempo corre come corrono la vecchiaia, le disabilità, l’affievolirsi della memoria, le malattie, e la tristezza nel vedere il disarmo di un corpo che ricordiamo sempre giovane ed efficiente.

L’ansia che proviamo talvolta nel non poter dare ai nostri vecchi tutto ciò che a loro occorre incide fortemente sui rapporti interpersonali. Si vorrebbe saper sorridere sempre, restituire loro la dolcezza della nostra presenza, ma non sempre è possibile.

E loro, i nostri vecchi, sentono fortemente questo disagio, perché hanno tempo, tanto tempo per pensare, per riflettere e per arrovellarsi nel rincrescimento di dover chiederci aiuto per quelle piccole o grandi esigenze che “solo poco tempo prima” risolvevano personalmente.

Ecco che una pausa dall’ansia consente di ricaricarci e di affrontare il problema di ieri, di oggi e soprattutto i problemi che già si intuiscono per il futuro. SEA è con loro, con chi invecchia e con chi vorrebbe dare tutto il tempo necessario ai propri affetti.

Tra i compiti che la missione dei volontari SEA prevede c’è quello di aiutare le famiglie ad essere serenamente vicini agli affetti che invecchiano. È il compito più importante della vita.

Può essere di conforto sapere che mentre siamo lontani, non importa se in un’altra città o al piano di otto, c’è qualcuno che raccoglie i bisogni della persona che tanto ci sta a cuore.

Sapere che i nostri vecchi non sono soli e poter vivere il proprio lavoro, la propria famiglia, la propria giovinezza senza l’ansia di averli abbandonati, consente di “portare cura” ai propri affetti con un sorriso.

La rete delle Associazioni Territoriali SEA, con i suoi volontari, conosce bene i disagi della vecchiaia ed è pronta a supportare, gratuitamente e con lo spirito necessario, il disagio di chi, giorno dopo giorno, deve affrontarli ritagliando dalle proprie occupazioni ogni momento disponibile.

Nessuno può certo supplire all’affetto dei famigliari. Il volontario SEA è un estraneo e lo sa bene. Spesso però la cortesia, la comprensione e la deferenza di un aiuto disinteressato può portare un respiro nei momenti più difficili.